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	<title>Diritto della Proprietà Intellettuale: un punto di vista &#187; Concorrenza</title>
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		<title>&#8220;Made in Italy&#8221;: il reato di falsa indicazione si estende anche ai marchi aziendali italiani</title>
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		<pubDate>Sun, 20 Sep 2009 09:29:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>francesco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La Legge 23 luglio 2009, n. 99, entrata in vigore lo scorso 16 agosto, intervenendo sulla Legge Finanziaria 2004, ha esteso le sanzioni previste per i reati di falsa apposizione dell&#8217;indicazione &#8220;made in Italy&#8221; sulle merci importate in Italia (puniti ai sensi dell&#8217;art. 517 c.p.), anche all’uso di marchi di aziende italiane su prodotti e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La Legge 23 luglio 2009, n. 99, entrata in vigore lo scorso 16 agosto, intervenendo sulla Legge Finanziaria 2004, ha esteso le sanzioni previste per i reati di falsa apposizione dell&#8217;indicazione &#8220;made in Italy&#8221; sulle merci importate in Italia (puniti ai sensi dell&#8217;art. 517 c.p.), anche all’uso di <strong>marchi di aziende</strong> italiane su prodotti e merci non originari dall’Italia che non arrechino l’indicazione di origine del paese di fabbricazione o di produzione ai sensi della normativa europea.</p>
<p>Di seguito il testo dell&#8217;Art. 4, comma 49, della Legge 24 dicembre 2003, n. 350 (Finanziaria 2004) così come modificato dall&#8217;art. 17, comma 4, della Legge 23 luglio 2009, n. 99 (in neretto le parti aggiunte):</p>
<p><em>&#8220;L’importazione e l’esportazione a fini di commercializzazione ovvero la commercializzazione di prodotti recanti false o fallaci indicazioni di provenienza costituisce reato ed è punita ai sensi dell’articolo 517 del codice penale. Costituisce falsa indicazione la stampigliatura «made in Italy» su prodotti e merci non originari dall’Italia ai sensi della normativa europea sull’origine, </em><strong><em>ovvero l&#8217;uso di marchi di aziende italiane su prodotti o merci non originari dell&#8217;Italia ai sensi della normativa europea sull&#8217;origine, senza l&#8217;indicazione precisa, in caratteri evidenti, del loro Paese o del loro luogo di fabbricazione o di produzione, o altra indicazione sufficiente ad evitare qualsiasi errore sulla loro effettiva origine estera</em></strong><em>; costituisce fallace indicazione, anche qualora sia indicata l’origine e la provenienza estera dei prodotti o delle merci, l’uso di segni, figure, o quant’altro possa indurre il consumatore a ritenere che il prodotto o la merce sia di origine italiana. Le fattispecie sono commesse sin dalla presentazione dei prodotti o delle merci in dogana per l’immissione in consumo o in libera pratica e sino alla vendita al dettaglio. La fallace indicazione delle merci può essere sanata sul piano amministrativo con l’asportazione a cura ed a spese del contravventore dei segni o delle figure o di quant’altro induca a ritenere che si tratti di un prodotto di origine italiana. La falsa indicazione sull’origine o sulla provenienza di prodotti o merci può essere sanata sul piano amministrativo attraverso l’esatta indicazione dell’origine o l’asportazione della stampigliatura «made in Italy». </em><strong><em>Le false e le fallaci indicazioni di provenienza o di origine non possono comunque essere regolarizzate quando i prodotti o le merci siano stati già immessi in libera pratica&#8221;.</em></strong></p>
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		<title>Winx vs. Witch</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Mar 2009 19:33:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>francesco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Marchi]]></category>
		<category><![CDATA[Trademarks]]></category>
		<category><![CDATA[Competition]]></category>
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		<description><![CDATA[La battaglia giudiziaria tra la Walt Disney Company Italia S.p.A., titolare del marchio &#8220;W.I.T.C.H.&#8221; e la Rainbow S.p.A., titolare del marchio &#8220;WINX CLUB&#8221;, sfociata nell&#8217;ordinanza 2.8.2004 emessa dal Tribunale di Bologna, è stato lo spunto per un breve seminario che ho svolto all&#8217;Università di Macerata, in seno al corso di Diritto Commerciale e Diritto Industriale, sull’orientamento [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://gradozzi.it/wp-content/uploads/2009/03/witch.jpg"></a><a href="http://gradozzi.it/wp-content/uploads/2009/03/witch.jpg"></a><a href="http://gradozzi.it/wp-content/uploads/2009/03/winx.jpg"></a></p>
<p><a href="http://gradozzi.it/wp-content/uploads/2009/03/winx.jpg"><img class="size-full wp-image-405 alignnone" title="winx" src="http://gradozzi.it/wp-content/uploads/2009/03/winx.jpg" alt="winx" width="119" height="38" /></a><a href="http://gradozzi.it/wp-content/uploads/2009/03/witch.jpg"><img class="size-full wp-image-406 alignnone" title="witch" src="http://gradozzi.it/wp-content/uploads/2009/03/witch.jpg" alt="witch" width="119" height="37" /></a><br />
La batta<a href="http://gradozzi.it/wp-content/uploads/2009/03/winx.jpg"></a>glia giudiziaria tra la Walt Disney Company Italia S.p.A., titolare del marchio &#8220;W.I.T.C.H.&#8221; e la Rainbow S.p.A., titolare del marchio &#8220;WINX CLUB&#8221;, sfociata nell&#8217;ordinanza 2.8.2004 emessa dal Tribunale di Bologna, è stato lo spunto per un breve seminario che ho svolto all&#8217;Università di Macerata, in seno al corso di Diritto Commerciale e Diritto Industriale, sull’orientamento della giurisprudenza italiana rispetto alla problematica della confondibilità tra marchi. </p>
<p><a href="http://gradozzi.it/wp-content/uploads/2009/02/universita-i-segni-distintivi-nella-giurisprudenza.pdf">Clicca qui per scaricare le slides della lezione in formato PDF</a></p>
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		<title>La USITC (Commissione Statunitense per il Commercio Internazionale) fissa le linee-guida per l’importazione di cartucce compatibili</title>
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		<pubDate>Wed, 26 Nov 2008 11:12:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Brevetti]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Competition]]></category>
		<category><![CDATA[Concorrenza]]></category>
		<category><![CDATA[Patent]]></category>

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		<description><![CDATA[A seguito delle cause introdotte da Epson per bloccare l’importazione di cartucce compatibili, la USITC ha messo al bando molti prodotti di terze parti per stampanti Epson, evidenziando come vi sia stata la violazione di ben 23 brevetti. La Commissione, tuttavia, non ha bandito tutte le cartucce compatibili Epson, tanto che alcune Società continuano a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;">A seguito delle cause introdotte da Epson per bloccare l’importazione di cartucce compatibili, la USITC ha messo al bando molti prodotti di terze parti per stampanti Epson, evidenziando come vi sia stata la violazione di ben 23 brevetti.</p>
<p style="text-align: left;">La Commissione, tuttavia, non ha bandito tutte le cartucce compatibili Epson, tanto che alcune Società continuano a produrre e distribuire prodotti compatibili che si conformano alle linee guida della USITC.</p>
<p style="text-align: left;">Le nuove linee guida sono:</p>
<p style="text-align: left;">1. le cartucce c.d. “refillate” Epson devono essere state originariamente vendute dalla Epson verso consumatori statunitensi. Secondo il diritto americano dei brevetti, infatti, esiste un’eccezione di “prima vendita” che consentirebbe il ripristino e la rivendita di dispositivi brevettati originariamente venduti al consumatore finale, a condizione che non vi sia la violazione di nessun altro brevetto;</p>
<p style="text-align: left;">2. il processo di ricarica deve essere limitato alla riparazione della cartuccia per ripristinarla alla normale condizione di utilizzabilità, ma non anche alla completa ricostruzione della stessa con la sostituzione dei principali componenti come il serbatoio d&#8217;inchiostro ed il chip IC;</p>
<p style="text-align: left;">3. presso il punto vendita e sulla confezione, le cartucce “refillate” devono essere descritte come prodotti “rigenerati” o “ricaricati”;</p>
<p style="text-align: left;">4. sulle confezioni delle nuove cartucce “refillate” il marchio Epson deve essere rimosso o coperto al fine di evitare che il consumatore sia indotto in errore nel ritenere che la ricarica sia stata effettuata o approvata da Epson;</p>
<p style="text-align: left;">5. Non è possibile appropriarsi di pregi fuorvianti o infondati al fine di vendere le cartucce ricaricate, ivi incluse dichiarazioni come “ricaricate negli Stati Uniti”, “lo stesso inchiostro delle cartucce originali” o &#8220;soddisfa o supera le specifiche del produttore originario”.</p>
<p style="text-align: left;">La domanda che ci si pone è: queste linee guida saranno applicabili anche al mercato Europeo?</p>
<p style="text-align: left;"> </p>
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